1. Francesco Paduano ama andare in bicicletta, a tal punto che un
giorno decide di costruirsi la bicicletta. E' andata così?
-Le Nostre Origini? Ogni volta che viaggiamo e ci proponiamo a nuove
fiere od a nuovi clienti ho in me ancora come la percezione di dover
spiegare chi siamo e cosa voglio proporre, di essere ancora un corridore o
magari quel giovane costruttore che la pensa spesso diversamente dagli
altri. Ma poi mi trovo di colpo 16 anni, una moglie e due bimbi dopo quei
giorni. Ricordo quando ai campionati italiani di cross country di Prato nel
1995 o 96(?) facemmo una delle nostre prime esposizioni dove il gazebo
bianco da 20klire rimaneva a turno custodito da chi non era impegnato in
gara. Si correvo, ho vinto anche tanto ma senza mai entrare nell'elite vera
del cross county italiano, non me ne cruccio xò...ora, forse è servito per
rimanere fuori dal doping... Nel 1989 ho fondato il primo gruppo mtb a Terni
e nel 1990 il primo club(A.S.La Base) che è ancora attivo. Nel 1992 ho
costituito in seno ad esso la prima squadra corse MTB a Terni con me come
unico rappresentante. Nel 1993, subito dopo la laurea, quando ancora avevo
un contratto per correre Scott decisi che era il caso di pensare a qualcosa
di più "cattivo" e cominciai a disegnare. Trovai in Claudio Marra, oggi un
caro amico, presidente e titolare di FSA Europa(allora responsabile OE di
Columbus) una persona che capì le prospettive dei miei progetti e mi forni
le prime dieci serie da distruggere sotto il cannello di saldatura.
Cominciai a saldobrasare l'acciaio insieme al mio maestro Eugenio su una
dima che avevo progettato di notte: realizzata da piastre di acciaio e
blocchi di alluminio ricavati dal pieno con il posizionamento del telaio in
verticale e tutta in un pezzo( non come normalmente si faceva allora
posizionando e saldando in due tempi i due carri del telaio). Iniziai con la
stessa curiosità con cui lo faresti tu adesso se te lo proponessi e tirammo
fuori dei telai di ottima fattura. Ricordo di aver subito vinto a Febbraio
un famoso raduno locale con il mio proto n°1: uno sloping fuori dal comune,
rigorosamente con tubo sella integrato, bianco e (unico nella nostra storia)
SENZA wishbone. Saldobrasavo il Nivacrom Genius con una lega Castolin ad
alto tenore di argento(la lega che usavamo costava quanto un medio telaio
mtb allora) per tenere la temperatura più bassa possibile e lasciare
inalterata la preziosa struttura molecolare del tubo Columbus. Giorgio, mio
futuro suocero socio fondatore anche lui del Club la Base, ex orafo rifiniva
e limava a mano le saldature. Verniciavamo in una carrozzeria Mercedes le
Custom Bomb. Il risultato era incredibile, ottenevamo quello che non c'era
sul mercato, dei pezzi unici, numerati, preziosi ma molto performanti. In
tanti li apprezzarono e da qui è nato il resto, poi arrivò il titanio e la
produzione crebbe ancora ma rimanendo sempre molto contenuta.
2. Come è nata l'idea del tubo reggisella integrato al telaio e che
oggi tante aziende adottano come soluzione?
-...fondamentalmente non capivo perchè se ero io a dover dare il massimo sul
mio telaio, per il quale compilavo pagine e pagine di misure, riferimenti e
posizionamenti, dovessi poi avere una regolazione così ampia sotto il culo.
Pensai inoltre che un tubo sella integrato avesse molta più efficienza
quanto lo sforzo veniva prodotto spingendo in salita il rapporto da seduto
in sella. E così fu, le flessioni si riducevano e la forza veniva scaricata
molto meglio sui pedali. Pensai a semplificare e qualificare il mio mezzo
per le gare disegnando un tubo che però non era reperibile sul mercato: per
avere una struttura affidabile e performante serviva un tubo raffinato dagli
spessori sottili come il resto dei tubi Columbus genius(0.45) ma con un
rinforzo centrale per poter saldare l'orizzontale ed i pendenti. Arrivai in
Columbus(ndr: quando ancora si trafilava l'acciaio in Via Mecenate a Milano)
con un disegno fatto a matita su carta, ma Marra e la Coulmbus realizzarono
per me una spina di trafilatura specifica senza chiedermi minimi di quantità
e sorprendendo anche Me. Oggi sarebbe impossibile. Quella spina insieme alla
nostra dima sono stati i genitori dei nostri quasi 1000 telai prodotti.
Ricordo che tornai in Columbus con un Custom Bomb assemblato con guarnitura
Caramba Double Barrell, fork Girvin verniciata bianca come il telaio e ruote
HED in carbonio. Era il 1996 e dentro lo studio tecnico di Via Mecenate
entrò Antonio Colombo che prese la bici e se la portò via senza dire nulla.
Rimanemmo con l'ingegner Aghito a guardarci e prima che Colombo rientrasse
ricordo di avergli millantato bonariamente una azione legale(che non avrei
mai potuto permettermi) qualora avessi visto una Cinelli con quel tubo
sella. Colombo fu serio e noi che allora non potevamo permetterci spese di
tutela delle nostre soluzioni tecniche(di anno in anno si moltiplicavano le
soluzioni nuove sui nostri telai) constatavamo pian piano un numero sempre
maggiore di interesse ed un consenso latente ma diffuso intorno a quello che
inizialmente veniva definito un progetto impossibile da commercializzare.
Erano più frequentemente piccoli gruppi di giovani ingegneri per lo più di
case e nomi altisonanti che arrivavano di soppiatto presso i nostri primi
stand quando "La Fiera" era ancora "a Milano" a scattare foto di nascosto e
ad accucciarsi per curiosare sotto la sella delle nostre bici. Oggi non
rimpiango affatto quella scelta obbligata di non brevettare il tubo sella e
vediamo soltanto con un pizzico di orgoglio come il frutto della nostra
fantasia abbia aggiunto design e tecnologia all'industria della bicicletta.
3. Giuda un traditore, Caino ha ucciso il fratello, Bruto uno degli
assassini di Giulio Cesare, Caligola un imperatore molto discusso ed
eccentrico.. Ci affascina questa scelta di nomi per la gamma Paduano.
Come mai tutti cattivi? Tranne Fidia, che vuole essere la celebrazione
della bellezza? Come nasce questa singolare ed ottima scelta sui nomi?
-I nostri telai sono sempre stati belli, rifiniti con enorme cura ma tutto
il tempo che ancora dedichiamo ad ogniuno di essi non riesce a togliere dal
prodotto finito quell'immagine "cattiva" che ogni pezzo Paduano ha quando
viene assemblato sulle ruote. Tutti i telai Paduano sono sempre figli di un
progetto che deriva da un approccio agonistico e mirato alla performance più
pura. Da quì è nato quel filone. E' poi ovvio che molte delle nostre bici
finiscano per fare mostra di se fuori da qualche bar di Riccione o Milano
Marittima piuttosto che in un raduno non agonistico ad Hong Kong od a San
Francisco, ma sono comunque così poche che comunque stento sempre a trovarne
una nel gruppo.
4. Quale è la giornata di lavoro tipo di Francesco Paduano? Quante ore
passa al saldatore? Cosa è cambiato dai tempi della Custom Bomb e
dell'Atom Bomb?
-Tante cose purtroppo ma nel contempo poco significative per la produzione.
Eugenio salda ancora i miei telai in titanio essendo stato al mio fianco per
oltre 15 anni, io non più. Ci tengo però ad incollare ancora personalmente
tutti i telai titanio-carbonio sulla dima originaria ed a controllare i
riallineamenti e la qualità pezzo per pezzo. Questo davanti agli occhi di
tutti presso il nuovo show room in Via del commercio 5, a Terni. Molto del
mio tempo però ora è dedicato ai rapporti con i clienti e con i fornitori ed
ai contatti che arrivano dal web direttamente dagli appassionati. Dedico
ancora molto tempo a dar sfogo alla creatività che per noi è
importantissima: il nostro marchio vive per l'innovazione che in esso è
connaturata. Un piccolo brand non potrebbe distinguersi o solo sopravvivere
senza delle ottime idee. Da circa due anni poi la nostra struttura
ricettiva di Casigliano(www.lacollinadicasigliano.com) mi assorbe
parzialmente visto che non è sempre facile per me delegare completamente le
cose che ritengo importanti. Casigliano è importante, è uno splendido
borgo-castello che parla delle nostre tradizioni umbre e che attualmente è
funzionale al nostro marketing. Quando cala il sole cerco di essere dai
figli e da mia moglie(...santa....) e la bici mi attende sempre fedele in
garage.....ma ormai sta diventando santa anche lei....
giorno decide di costruirsi la bicicletta. E' andata così?
-Le Nostre Origini? Ogni volta che viaggiamo e ci proponiamo a nuove
fiere od a nuovi clienti ho in me ancora come la percezione di dover
spiegare chi siamo e cosa voglio proporre, di essere ancora un corridore o
magari quel giovane costruttore che la pensa spesso diversamente dagli
altri. Ma poi mi trovo di colpo 16 anni, una moglie e due bimbi dopo quei
giorni. Ricordo quando ai campionati italiani di cross country di Prato nel
1995 o 96(?) facemmo una delle nostre prime esposizioni dove il gazebo
bianco da 20klire rimaneva a turno custodito da chi non era impegnato in
gara. Si correvo, ho vinto anche tanto ma senza mai entrare nell'elite vera
del cross county italiano, non me ne cruccio xò...ora, forse è servito per
rimanere fuori dal doping... Nel 1989 ho fondato il primo gruppo mtb a Terni
e nel 1990 il primo club(A.S.La Base) che è ancora attivo. Nel 1992 ho
costituito in seno ad esso la prima squadra corse MTB a Terni con me come
unico rappresentante. Nel 1993, subito dopo la laurea, quando ancora avevo
un contratto per correre Scott decisi che era il caso di pensare a qualcosa
di più "cattivo" e cominciai a disegnare. Trovai in Claudio Marra, oggi un
caro amico, presidente e titolare di FSA Europa(allora responsabile OE di
Columbus) una persona che capì le prospettive dei miei progetti e mi forni
le prime dieci serie da distruggere sotto il cannello di saldatura.
Cominciai a saldobrasare l'acciaio insieme al mio maestro Eugenio su una
dima che avevo progettato di notte: realizzata da piastre di acciaio e
blocchi di alluminio ricavati dal pieno con il posizionamento del telaio in
verticale e tutta in un pezzo( non come normalmente si faceva allora
posizionando e saldando in due tempi i due carri del telaio). Iniziai con la
stessa curiosità con cui lo faresti tu adesso se te lo proponessi e tirammo
fuori dei telai di ottima fattura. Ricordo di aver subito vinto a Febbraio
un famoso raduno locale con il mio proto n°1: uno sloping fuori dal comune,
rigorosamente con tubo sella integrato, bianco e (unico nella nostra storia)
SENZA wishbone. Saldobrasavo il Nivacrom Genius con una lega Castolin ad
alto tenore di argento(la lega che usavamo costava quanto un medio telaio
mtb allora) per tenere la temperatura più bassa possibile e lasciare
inalterata la preziosa struttura molecolare del tubo Columbus. Giorgio, mio
futuro suocero socio fondatore anche lui del Club la Base, ex orafo rifiniva
e limava a mano le saldature. Verniciavamo in una carrozzeria Mercedes le
Custom Bomb. Il risultato era incredibile, ottenevamo quello che non c'era
sul mercato, dei pezzi unici, numerati, preziosi ma molto performanti. In
tanti li apprezzarono e da qui è nato il resto, poi arrivò il titanio e la
produzione crebbe ancora ma rimanendo sempre molto contenuta.
2. Come è nata l'idea del tubo reggisella integrato al telaio e che
oggi tante aziende adottano come soluzione?
-...fondamentalmente non capivo perchè se ero io a dover dare il massimo sul
mio telaio, per il quale compilavo pagine e pagine di misure, riferimenti e
posizionamenti, dovessi poi avere una regolazione così ampia sotto il culo.
Pensai inoltre che un tubo sella integrato avesse molta più efficienza
quanto lo sforzo veniva prodotto spingendo in salita il rapporto da seduto
in sella. E così fu, le flessioni si riducevano e la forza veniva scaricata
molto meglio sui pedali. Pensai a semplificare e qualificare il mio mezzo
per le gare disegnando un tubo che però non era reperibile sul mercato: per
avere una struttura affidabile e performante serviva un tubo raffinato dagli
spessori sottili come il resto dei tubi Columbus genius(0.45) ma con un
rinforzo centrale per poter saldare l'orizzontale ed i pendenti. Arrivai in
Columbus(ndr: quando ancora si trafilava l'acciaio in Via Mecenate a Milano)
con un disegno fatto a matita su carta, ma Marra e la Coulmbus realizzarono
per me una spina di trafilatura specifica senza chiedermi minimi di quantità
e sorprendendo anche Me. Oggi sarebbe impossibile. Quella spina insieme alla
nostra dima sono stati i genitori dei nostri quasi 1000 telai prodotti.
Ricordo che tornai in Columbus con un Custom Bomb assemblato con guarnitura
Caramba Double Barrell, fork Girvin verniciata bianca come il telaio e ruote
HED in carbonio. Era il 1996 e dentro lo studio tecnico di Via Mecenate
entrò Antonio Colombo che prese la bici e se la portò via senza dire nulla.
Rimanemmo con l'ingegner Aghito a guardarci e prima che Colombo rientrasse
ricordo di avergli millantato bonariamente una azione legale(che non avrei
mai potuto permettermi) qualora avessi visto una Cinelli con quel tubo
sella. Colombo fu serio e noi che allora non potevamo permetterci spese di
tutela delle nostre soluzioni tecniche(di anno in anno si moltiplicavano le
soluzioni nuove sui nostri telai) constatavamo pian piano un numero sempre
maggiore di interesse ed un consenso latente ma diffuso intorno a quello che
inizialmente veniva definito un progetto impossibile da commercializzare.
Erano più frequentemente piccoli gruppi di giovani ingegneri per lo più di
case e nomi altisonanti che arrivavano di soppiatto presso i nostri primi
stand quando "La Fiera" era ancora "a Milano" a scattare foto di nascosto e
ad accucciarsi per curiosare sotto la sella delle nostre bici. Oggi non
rimpiango affatto quella scelta obbligata di non brevettare il tubo sella e
vediamo soltanto con un pizzico di orgoglio come il frutto della nostra
fantasia abbia aggiunto design e tecnologia all'industria della bicicletta.
3. Giuda un traditore, Caino ha ucciso il fratello, Bruto uno degli
assassini di Giulio Cesare, Caligola un imperatore molto discusso ed
eccentrico.. Ci affascina questa scelta di nomi per la gamma Paduano.
Come mai tutti cattivi? Tranne Fidia, che vuole essere la celebrazione
della bellezza? Come nasce questa singolare ed ottima scelta sui nomi?
-I nostri telai sono sempre stati belli, rifiniti con enorme cura ma tutto
il tempo che ancora dedichiamo ad ogniuno di essi non riesce a togliere dal
prodotto finito quell'immagine "cattiva" che ogni pezzo Paduano ha quando
viene assemblato sulle ruote. Tutti i telai Paduano sono sempre figli di un
progetto che deriva da un approccio agonistico e mirato alla performance più
pura. Da quì è nato quel filone. E' poi ovvio che molte delle nostre bici
finiscano per fare mostra di se fuori da qualche bar di Riccione o Milano
Marittima piuttosto che in un raduno non agonistico ad Hong Kong od a San
Francisco, ma sono comunque così poche che comunque stento sempre a trovarne
una nel gruppo.
4. Quale è la giornata di lavoro tipo di Francesco Paduano? Quante ore
passa al saldatore? Cosa è cambiato dai tempi della Custom Bomb e
dell'Atom Bomb?
-Tante cose purtroppo ma nel contempo poco significative per la produzione.
Eugenio salda ancora i miei telai in titanio essendo stato al mio fianco per
oltre 15 anni, io non più. Ci tengo però ad incollare ancora personalmente
tutti i telai titanio-carbonio sulla dima originaria ed a controllare i
riallineamenti e la qualità pezzo per pezzo. Questo davanti agli occhi di
tutti presso il nuovo show room in Via del commercio 5, a Terni. Molto del
mio tempo però ora è dedicato ai rapporti con i clienti e con i fornitori ed
ai contatti che arrivano dal web direttamente dagli appassionati. Dedico
ancora molto tempo a dar sfogo alla creatività che per noi è
importantissima: il nostro marchio vive per l'innovazione che in esso è
connaturata. Un piccolo brand non potrebbe distinguersi o solo sopravvivere
senza delle ottime idee. Da circa due anni poi la nostra struttura
ricettiva di Casigliano(www.lacollinadicasigliano.com) mi assorbe
parzialmente visto che non è sempre facile per me delegare completamente le
cose che ritengo importanti. Casigliano è importante, è uno splendido
borgo-castello che parla delle nostre tradizioni umbre e che attualmente è
funzionale al nostro marketing. Quando cala il sole cerco di essere dai
figli e da mia moglie(...santa....) e la bici mi attende sempre fedele in
garage.....ma ormai sta diventando santa anche lei....
5. Francesco Paduano da ancora del Lei alla bicicletta, o ormai il
rapporto è stretto?
-caro Tarantola sai quanto vorrei.....si dice sempre cosi....vero? E' una
scusa? Ma?! Se lavori 12 ore al giorno la sera "devi" rientrare dai figli e
le belle uscite al tramonto sono solo un ricordo. Nel fine settimana però
quando non siamo alle fiere o a degli eventi la uscita con gli amici la
faccio sempre. La passione però è ancora forte come il primo giorno.
6. Acciaio, Alluminio e poi Titanio, e Titanio-Carbonio. Per un
artigiano come Paduano quale rimane il materiale preferito per
eccellenza?
-Certamente il Titanio. Sai, siamo stati molto legati agli aspetti
tecnici-materici-meccanici di questo lavoro e molto poco a quelli
commerciali. Se incroci i grafici di COSA ha lavorato Paduano dal 1994 ad
oggi e cosa si è VENDUTO di più nel mercato ciclistico mondiale, trovi quasi
una costante controtendenza della nostra azienda rispetto agli standards
globali. Se escludi i pochi prototipi, mai l'alluminio. L'acciaio in sua
vece per le doti di affidabilità nel tempo e per il comfort intrinseco al
suo modulo elastico. La saldobrasatura in fillet brazing rifinito a mano
invece del TiG. Poi nel 1999 l'anticipo sulla voga che ha pervaso le nicchie
di altissima gamma con il titanio. Titanio grado 9 quando tutto il mondo
stava andando ad infrangersi contro i telai monoscocca in carbonio che hanno
reso indistinguibile la manifattura di un brand dall'altro. La saldatura
rimane un aspetto importante nella realizzazione di un telaio e fa parte
della storia e della cultura di noi artigiani framebuilders. Il titanio
oltre alla assenza di corrodibilità (pregio non da poco nel nostro settore
quando devi vendere prodotti che durino molto nel tempo), ha un modulo
elastico che non ha pari se confrontato con altri metalli specie se lo si
rapporta al peso(altro fattore fondamentale per un prodotto di alta
qualità). Queste due doti lo renderebbero il materiale principe nella
telaistica se non ci fosse una elevata barriera tecnologica all'ingresso per
la sua difficile lavorabilità. La percezione di solidità, leggerezza e
preziosità ne hanno xò sempre tenuto alta la considerazione tra gli
appassionati esigenti ed illuminati. La fibra di carbonio è non è un metallo
e per tanto non permette quantificazioni o paragoni in termini di carichi di
rottura, limiti di snervamento e modulo elastico, il suo utilizzo mi
affascina comunque da sempre perchè mixando al titanio dei semilavorati in
carbonio o meglio in carbonio e boron legati con le migliori epoxy (Huntsman
o Mitsubishi nei nostri casi) stiamo ottenendo un inalterato senso di
comfort alla guida dei nostri telai Custom ma riusciamo ad irrigidire le
strutture in misura incredibile. Sopratutto possiamo aggiungere rigidità
torsionale nei punti esatti in cui vogliamo. Il futuro ci porterà ad
abbandonare il titanio? Non lo so, forse lavoreremo le fibre di Boron e di
Carbonio più diffusamente o magari salderemo il Berillio. Lo scambio di idee
e le strutture dell''Università dei Materiali Speciali a Terni sono stati
utili ai nostri progetti e forse noi un poco a loro. Il futuro dei compositi
è molto interessante ed in forte fermento.
7. Softail, singlespeed, 29er, 96er, e ora cinghia. Quanto scelte
dettate dal mercato o quanto irrefrenabile voglia di sperimentare?
-Solo la seconda direi. Mai proprio mai, il mercato ha influenzato le mie
scelte. Mai. di questo ne abbiamo sicuramente pagato le conseguenze sui
costi di produzione ed in termini di fatturato. Con Nicolai in Germania
stiamo cercando di spingere e portare di fronte al mercato europeo le nuove
trasmissioni a cinghia in carbonio di Gates solo perchè ci crediamo e
riteniamo la soluzione una valida alternativa alla trasmissione a catena.
Nel singlespeed ha molti vantaggi a livello tecnico, nel multispeed siamo
purtroppo legati allo scarso tasso di sviluppo dei gear hubs e speriamo che
Shimano e Rohloff si accorgano di dover ancora lavorare molto per
raggiungere le performance dell'XX. Circa le nostre 296 con l'EBB se ci
pensi bene, stiamo soltanto trasferendo sul MTB le specifiche del Motocross
con una innovativa versatilità dei nostri telai rispetto al resto del
mercato che è proprio frutto di questa nostra "fame" di innovazione. I
nostri telai primi al mondo utilizzano sofisticati e costosissimi giunti
frontali a quattordici denti per il disingaggio della cinghia che rendono
il carro posteriore compatibile cinghia molto più rigido e solido rispetto
alla concorrenza. Sono sicuro che, entro qualche mese, anche quì saremo
imitati. Ci troviamo sempre più spesso nella condizione per cui noi
innoviamo, altri imitano a volte senza ben comprenderne le ragioni profonde.
8. Costruire bici al vostro livello significa per noi essere riusciti
a trasformare la passione in un lavoro. Ma oltre a questa, che
passioni ha Paduano? Cosa fa quando non pensa alla bicicletta?
-Dedico il mio tempo libero ai figli ed a mia moglie, ma se mi parli di
passioni be..ho ancora una Paduano Replica in acciao Thermacrom saldata nel
1999 con cui nel 2000 (l'anno in cui smisi di correre) vinsi l'Italian Cup,
it Trittico Laziale e tante altre gare. Quando non penso alla Bicicletta,
passo molto tempo nella campagna vicino Todi a curare il nostro Relais "La
Collina di Casigliano" dove entro la primavera 2010 dovremo aver ultimato
anche il primo centro al mondo dove sarà possibile noleggiare e testare solo
bici in titanio...o meglio solo Paduano. Li realizzeremo tutti i Paduano Day
internazionali riservati a tutti i clienti possessori ed ogni anno la
presentazione alla stampa, agli agenti ed ai distributori esteri, dei nuovi
modelli Paduano in anteprima. Attualmente Il Relais la Collina di Casigliano
è una piccola struttura di grande charme e con una storia molto antica.
Soltanto salire su quella collina e guardare lontanissimo gli spazi aperti è
una esperienza indimenticabile. Scendendo lungo il crinale in bici e salendo
fino alla sua torre rimasi commosso. La acquistai un anno dopo nel 2003
rilevandola dai Principi Corsini di Firenze(ndr: il Principe Francesco Miari
Fulcis Corsini ha ora una splendida Caino Custom in casa....). Ora con
grandi sforzi è stata ristrutturata con rigore filologico e ad essa ho
dedicato con passione molto del mio tempo. Da Maggio è aperta al pubblico ed
in particolare agli appassionati di bici di tutto il mondo.
9.Dicci delle tue creazioni Urban Luxury e delle tue MTB con trasmissione a cinghia.
- Per quanto riguarda le nostre bici con trasmissione a cinghia, fu un colpo di fulmine che mi colpì nel 2008 passando davanti lo stand di Nicolai ad Eurobike (ndr Nicolai distribuisce in Europa le cinghie di trasmissione in carbonio di Gates).Ho pensato subito che le potenzialità di quel progetto fossero enormi. La possibilità di eliminare entrambi i deragliatori e proporre delle bici mutispeed o singlespeed più leggere, più silenziose, meno soggettte ad usura delle parti meccaniche mi entusiasmava. La assenza del supporto cambio posteriore sul telaio e la mancanza del corpo del cambio posteriore avrebbero garantito alla bici una maggiore resistenza agli urti, molto frequenti nelle uscite off-road. La vera sfida era nel risolvere il principale problema tecnico connesso alla trasmissione a cinghia: trovare il punto più adatto per rendere il nostro telaio apribile e, nel contempo, lasciare inalterata la resistenza della struttura e la sua reattività. La cinghia non è infatti "smagliabile" al pari di una catena e, non potendo per questo aprirsi, impone al telaista di creare il miglior giunto per il carro posteriore. Vidi più di un telaio apribile nel drop out ma pensai subito che quello non fosse il punto più adatto perchè in quell'area insiste un punto di contatto tra mozzo e telaio che esige la massima solidità. Mi ricordai di avere un amico a Roseville, in California, un certo Steve Smilanick, che realizzava dei bellissimi e costosissimi giunti per poter rendere sezionabili le bici seguendo le esigenze di una grande parte di quei ciclisti americani che usano spostrsi in aereo. Mi feci perciò creare un giunto adatto ai nostri posteriori obliqui pensando che, in quel punto, il telaio lavorava per lo più in compressione e che le residue forze di torzione, sarebbero state contrastate al meglio da quel sofisticato sistema a 14 denti con innesto frontale ed una ghiera di sicurezza. Così fu. Sin dai primi pezzi il telaio ci sorprese perchè non dava percezione di essere diverso dagli altri. Malgrado avessimo l'eccentrico al movimento centrale(EBB), pensammo di inserire un drop out con innesto posteriore per garantire la possibilità di tendere la cinghia dal forcellino e lasciare l'EBB per tutti gli aggiustamenti di angolo e di altezza che servivano a chi avesse voluto guidare quei telai con ruote di diamentro differenziato. I maggiori vincoli di questo nuovo sistema erano legati alla necessità di avere una cinghia sufficientemente rigida da non permettere dilatazioni che compromettessero l'efficienza della bici nello scatto o mettessero in crisi il sistema di trasmissione. Le cinghie di Gates, per questo, erano perfette.Irrobustimmo, infine, la piastra del disco posteriore inserendo un'asola orizzontale di 25mm che seguiva quella del drop out. Il gioco era fatto.Attualmente il prodotto è già molto richiesto dai nostri clienti ed esce sia in versione Singlespeed che con mozzo posteriore Rohloff o Shimano (in questo caso più per una destinazione escursionistica/granfondistica che agonistica pura). Oggi su questa piattaforma stiamo sviluppando dei progetti incredibili per citybikes da vendere ad una clientela.....esigente.
rapporto è stretto?
-caro Tarantola sai quanto vorrei.....si dice sempre cosi....vero? E' una
scusa? Ma?! Se lavori 12 ore al giorno la sera "devi" rientrare dai figli e
le belle uscite al tramonto sono solo un ricordo. Nel fine settimana però
quando non siamo alle fiere o a degli eventi la uscita con gli amici la
faccio sempre. La passione però è ancora forte come il primo giorno.
6. Acciaio, Alluminio e poi Titanio, e Titanio-Carbonio. Per un
artigiano come Paduano quale rimane il materiale preferito per
eccellenza?
-Certamente il Titanio. Sai, siamo stati molto legati agli aspetti
tecnici-materici-meccanici di questo lavoro e molto poco a quelli
commerciali. Se incroci i grafici di COSA ha lavorato Paduano dal 1994 ad
oggi e cosa si è VENDUTO di più nel mercato ciclistico mondiale, trovi quasi
una costante controtendenza della nostra azienda rispetto agli standards
globali. Se escludi i pochi prototipi, mai l'alluminio. L'acciaio in sua
vece per le doti di affidabilità nel tempo e per il comfort intrinseco al
suo modulo elastico. La saldobrasatura in fillet brazing rifinito a mano
invece del TiG. Poi nel 1999 l'anticipo sulla voga che ha pervaso le nicchie
di altissima gamma con il titanio. Titanio grado 9 quando tutto il mondo
stava andando ad infrangersi contro i telai monoscocca in carbonio che hanno
reso indistinguibile la manifattura di un brand dall'altro. La saldatura
rimane un aspetto importante nella realizzazione di un telaio e fa parte
della storia e della cultura di noi artigiani framebuilders. Il titanio
oltre alla assenza di corrodibilità (pregio non da poco nel nostro settore
quando devi vendere prodotti che durino molto nel tempo), ha un modulo
elastico che non ha pari se confrontato con altri metalli specie se lo si
rapporta al peso(altro fattore fondamentale per un prodotto di alta
qualità). Queste due doti lo renderebbero il materiale principe nella
telaistica se non ci fosse una elevata barriera tecnologica all'ingresso per
la sua difficile lavorabilità. La percezione di solidità, leggerezza e
preziosità ne hanno xò sempre tenuto alta la considerazione tra gli
appassionati esigenti ed illuminati. La fibra di carbonio è non è un metallo
e per tanto non permette quantificazioni o paragoni in termini di carichi di
rottura, limiti di snervamento e modulo elastico, il suo utilizzo mi
affascina comunque da sempre perchè mixando al titanio dei semilavorati in
carbonio o meglio in carbonio e boron legati con le migliori epoxy (Huntsman
o Mitsubishi nei nostri casi) stiamo ottenendo un inalterato senso di
comfort alla guida dei nostri telai Custom ma riusciamo ad irrigidire le
strutture in misura incredibile. Sopratutto possiamo aggiungere rigidità
torsionale nei punti esatti in cui vogliamo. Il futuro ci porterà ad
abbandonare il titanio? Non lo so, forse lavoreremo le fibre di Boron e di
Carbonio più diffusamente o magari salderemo il Berillio. Lo scambio di idee
e le strutture dell''Università dei Materiali Speciali a Terni sono stati
utili ai nostri progetti e forse noi un poco a loro. Il futuro dei compositi
è molto interessante ed in forte fermento.
7. Softail, singlespeed, 29er, 96er, e ora cinghia. Quanto scelte
dettate dal mercato o quanto irrefrenabile voglia di sperimentare?
-Solo la seconda direi. Mai proprio mai, il mercato ha influenzato le mie
scelte. Mai. di questo ne abbiamo sicuramente pagato le conseguenze sui
costi di produzione ed in termini di fatturato. Con Nicolai in Germania
stiamo cercando di spingere e portare di fronte al mercato europeo le nuove
trasmissioni a cinghia in carbonio di Gates solo perchè ci crediamo e
riteniamo la soluzione una valida alternativa alla trasmissione a catena.
Nel singlespeed ha molti vantaggi a livello tecnico, nel multispeed siamo
purtroppo legati allo scarso tasso di sviluppo dei gear hubs e speriamo che
Shimano e Rohloff si accorgano di dover ancora lavorare molto per
raggiungere le performance dell'XX. Circa le nostre 296 con l'EBB se ci
pensi bene, stiamo soltanto trasferendo sul MTB le specifiche del Motocross
con una innovativa versatilità dei nostri telai rispetto al resto del
mercato che è proprio frutto di questa nostra "fame" di innovazione. I
nostri telai primi al mondo utilizzano sofisticati e costosissimi giunti
frontali a quattordici denti per il disingaggio della cinghia che rendono
il carro posteriore compatibile cinghia molto più rigido e solido rispetto
alla concorrenza. Sono sicuro che, entro qualche mese, anche quì saremo
imitati. Ci troviamo sempre più spesso nella condizione per cui noi
innoviamo, altri imitano a volte senza ben comprenderne le ragioni profonde.
8. Costruire bici al vostro livello significa per noi essere riusciti
a trasformare la passione in un lavoro. Ma oltre a questa, che
passioni ha Paduano? Cosa fa quando non pensa alla bicicletta?
-Dedico il mio tempo libero ai figli ed a mia moglie, ma se mi parli di
passioni be..ho ancora una Paduano Replica in acciao Thermacrom saldata nel
1999 con cui nel 2000 (l'anno in cui smisi di correre) vinsi l'Italian Cup,
it Trittico Laziale e tante altre gare. Quando non penso alla Bicicletta,
passo molto tempo nella campagna vicino Todi a curare il nostro Relais "La
Collina di Casigliano" dove entro la primavera 2010 dovremo aver ultimato
anche il primo centro al mondo dove sarà possibile noleggiare e testare solo
bici in titanio...o meglio solo Paduano. Li realizzeremo tutti i Paduano Day
internazionali riservati a tutti i clienti possessori ed ogni anno la
presentazione alla stampa, agli agenti ed ai distributori esteri, dei nuovi
modelli Paduano in anteprima. Attualmente Il Relais la Collina di Casigliano
è una piccola struttura di grande charme e con una storia molto antica.
Soltanto salire su quella collina e guardare lontanissimo gli spazi aperti è
una esperienza indimenticabile. Scendendo lungo il crinale in bici e salendo
fino alla sua torre rimasi commosso. La acquistai un anno dopo nel 2003
rilevandola dai Principi Corsini di Firenze(ndr: il Principe Francesco Miari
Fulcis Corsini ha ora una splendida Caino Custom in casa....). Ora con
grandi sforzi è stata ristrutturata con rigore filologico e ad essa ho
dedicato con passione molto del mio tempo. Da Maggio è aperta al pubblico ed
in particolare agli appassionati di bici di tutto il mondo.
9.Dicci delle tue creazioni Urban Luxury e delle tue MTB con trasmissione a cinghia.
- Per quanto riguarda le nostre bici con trasmissione a cinghia, fu un colpo di fulmine che mi colpì nel 2008 passando davanti lo stand di Nicolai ad Eurobike (ndr Nicolai distribuisce in Europa le cinghie di trasmissione in carbonio di Gates).Ho pensato subito che le potenzialità di quel progetto fossero enormi. La possibilità di eliminare entrambi i deragliatori e proporre delle bici mutispeed o singlespeed più leggere, più silenziose, meno soggettte ad usura delle parti meccaniche mi entusiasmava. La assenza del supporto cambio posteriore sul telaio e la mancanza del corpo del cambio posteriore avrebbero garantito alla bici una maggiore resistenza agli urti, molto frequenti nelle uscite off-road. La vera sfida era nel risolvere il principale problema tecnico connesso alla trasmissione a cinghia: trovare il punto più adatto per rendere il nostro telaio apribile e, nel contempo, lasciare inalterata la resistenza della struttura e la sua reattività. La cinghia non è infatti "smagliabile" al pari di una catena e, non potendo per questo aprirsi, impone al telaista di creare il miglior giunto per il carro posteriore. Vidi più di un telaio apribile nel drop out ma pensai subito che quello non fosse il punto più adatto perchè in quell'area insiste un punto di contatto tra mozzo e telaio che esige la massima solidità. Mi ricordai di avere un amico a Roseville, in California, un certo Steve Smilanick, che realizzava dei bellissimi e costosissimi giunti per poter rendere sezionabili le bici seguendo le esigenze di una grande parte di quei ciclisti americani che usano spostrsi in aereo. Mi feci perciò creare un giunto adatto ai nostri posteriori obliqui pensando che, in quel punto, il telaio lavorava per lo più in compressione e che le residue forze di torzione, sarebbero state contrastate al meglio da quel sofisticato sistema a 14 denti con innesto frontale ed una ghiera di sicurezza. Così fu. Sin dai primi pezzi il telaio ci sorprese perchè non dava percezione di essere diverso dagli altri. Malgrado avessimo l'eccentrico al movimento centrale(EBB), pensammo di inserire un drop out con innesto posteriore per garantire la possibilità di tendere la cinghia dal forcellino e lasciare l'EBB per tutti gli aggiustamenti di angolo e di altezza che servivano a chi avesse voluto guidare quei telai con ruote di diamentro differenziato. I maggiori vincoli di questo nuovo sistema erano legati alla necessità di avere una cinghia sufficientemente rigida da non permettere dilatazioni che compromettessero l'efficienza della bici nello scatto o mettessero in crisi il sistema di trasmissione. Le cinghie di Gates, per questo, erano perfette.Irrobustimmo, infine, la piastra del disco posteriore inserendo un'asola orizzontale di 25mm che seguiva quella del drop out. Il gioco era fatto.Attualmente il prodotto è già molto richiesto dai nostri clienti ed esce sia in versione Singlespeed che con mozzo posteriore Rohloff o Shimano (in questo caso più per una destinazione escursionistica/granfondistica che agonistica pura). Oggi su questa piattaforma stiamo sviluppando dei progetti incredibili per citybikes da vendere ad una clientela.....esigente.







